PISTOIASETTE

La chiusura dell'inceneritore di Montale sta per slittare di altri anni? I cittadini protestano in piazza

  • POLITICA
  • 18:40, 20/03/24
  • di Gianmarco Cherubini

La saga si arricchisce di un nuovo capitolo, forse uno dei più importanti di questa faccenda che va avanti da decine di anni. L’inceneritore di Montale è pronto ad ottenere il via libera per poter continuare la propria attività operativa anche oltre la fine del 2024. La decisione del Consiglio Comunale di Montale di martedì 19 marzo di estendere nuovamente la scadenza delle attività dell’impianto per altri 3+1 anni dovrebbe essere, secondo il parere della Giunta locale, il primo passo verso la bonifica e riconversione in un impianto ad impatto zero; questo però in teoria, perché nei fatti rischia di aprire definitivamente la strada al cosiddetto ‘revamping’ dello stesso. I progetti in ballo nel bando promosso dal Cis e dalla Regione Toscana sono in attesa di divenire effettivi e in tutti e tre si chiede di continuare con la bruciatura dei rifiuti urbani; questo compromesso, unito alle promesse disattese sulla chiusura del sito, è sempre stato ritenuto non accettabile dai cittadini della Piana. Lo sconcerto suscitato è stato tale che come risposta ha reso necessario nei mesi scorsi la ripresa delle riunioni del comitato ‘IononCISto’ dopo molti anni di silenzio e proprio per sensibilizzare maggiormente sui rischi dell’inceneritore e della sua possibile vita futura, persone arrivate da Agliana, Montale, Quarrata e Montemurlo hanno partecipato o assistito alla manifestazione indotta dal sopracitato comitato di protesta di sabato 16 marzo nella centrale piazza Matteotti di Montale. Ora però che ha incassato il sì alla proroga per prendere tempo nella speranza della riconversione, il sindaco montalese Ferdinando Betti ha potuto riferire il proprio volere all’amministratore unico del Cis Edoardo Franceschi, in un’assemblea dei soci che si è tenuta assieme, oltreché a rappresentanti delle forze sindacali, ai primi cittadini di Quarrata Gabriele Romiti (che è d’accordo al 100% con Betti) e di Agliana Luca Benesperi; quest’ultimo, in procinto di annunciare la ricandidatura a sindaco come ha, a suo tempo già fatto, il collega Betti, sembrerebbe essere l’unico a sfavore delle tre proposte di revamping presentate da Alia, Iren e Ladurner e parrebbe essere orientato verso altre strade come la dismissione, la bonifica del sito o la riconversione in un centro raccolta di rifiuto ad impatto zero. Per il momento il risultato di questo meeting a quattro si è risolto in un nulla di fatto, ma è solo questione di tempo e sapremo la scadenza dei lavori dell’impianto (attualmente è fissata al 30 giugno 2024, nonostante reiterate promesse di chiudere nel 2023) e soprattutto la natura del suo futuro impiego. Nel frattempo Benesperi è stato informato dal consigliere alleato di governo con delega all’ambiente Fabrizio Nerozzi che la cosiddetta ‘quarta proposta’ alternativa a quelle accettate dal Cis è vicina a divenire concreta, dopo vari colloqui con aziende specializzate interessate ma dall’identikit per ora anonimo: “Il sindaco Betti di Montale – spiega Nerozzi in un incontro con la stampa davanti al termovalorizzatore alcune ore prima della manifestazione – sarebbe disponibile a prorogare la vita dell’inceneritore di altri 30 anni, il sindaco di Quarrata Romiti è d’accordo; invece i compagni di partito del Pd aglianese dicono che bisogna chiuderlo domani. Vedo confusione tra le loro file. Io sono per un approccio pragmatico: non si può stabilire una data per la chiusura senza un piano predisposto certo. Ho subito detto che le tre proposte sono inaccettabili fin da quando furono annunciate e mi sono messo subito a lavoro per formulare una quarta proposta alternativa, oggi posso dire di essere a buon punto”. Da quanto emerso l’ambizioso programma alternativo si basa prima sulla bonifica dell’area pubblica su cui sorge il sito per poi poterlo riutilizzare sottoforma di piattaforma di economia circolare: “Quest’impianto obsoleto è dannoso per la salute dei cittadini, per l’ambiente, per la vita dei dipendenti del Cis stessi. Bisogna cambiare paradigma e visione da subito se si vuol avviare un certo processo, se però si continua a dire bugie come fanno ormai da anni il governatore Giani, l’assessore Monni e il sindaco Betti non sia andrà mai avanti”. Così come l’intervento di Nerozzi (il quale ha approfittato dell’occasione per annunciare che si candiderebbe a sindaco solo in caso di richieste pressanti), tutta la polemica sull’inceneritore di questa fase rientra nello schema della campagna elettorale di Agliana e Montale dove inevitabilmente lo scontro tra destra e sinistra si è fatto feroce; sotto sotto però c’è divisione all’interno delle liste tutte tra chi vuole la chiusura, chi vuole la riconversione green e chi un giorno vuole l’uno per poi cambiare idea. Tutto ciò rischia di far tornare sui suoi passi la Regione che, dopo aver promesso di stoppare il termovalorizzatore di via Tobagi e quello di Livorno, ne ha ora bisogno dopo i problemi con l’impianto di stoccaggio rifiuti di Case Passerini. Ecco che quindi entra in scena ‘IononCISto’, associazione trasversale che ha portato a manifestare decine di persone per il no alla proroga e ha riunito tutti i partiti sotto la sua bandiera: dalla Lega e Fratelli d’Italia al Partito Comunista e Sinistra Italiana, passando per le tante liste civiche del territorio (curiosamente non c’è il Pd, sebbene si pronunci anch’esso per il no). Il partito più rappresentato in piazza a Montale per numero di figure politiche presenti è stato il Movimento 5 Stelle, capitanato per l’occasione dalla consigliera regionale Silvia Noferi: “La nostra posizione è cristallina, ci siamo sempre dichiarati contro gli inceneritori anche a livello nazionale, non possono essere una soluzione al problema rifiuti; il nostro orientamento è il riuso, la promozione della differenziata e il cercare di evitare la formazione del rifiuto. Questa non è però la posizione del governo regionale, dal quale noi esponenti dell’opposizione siamo in attesa di conoscere il Piano Regionale dei rifiuti che doveva arrivare per dicembre scorso: ho chiesto spiegazioni all’Assessore per capire quando sarebbe uscito, ma non c’è stata risposta e credo che se ne riparlerà dopo le elezioni locali”. A farla da protagonisti sul palco di piazza Matteotti sono stati politici e militanti, ma anche tecnici e cittadini stanchi e frustrati da anni di attesa: “L’inceneritore esiste da 46 anni e quando fu aperto venne detto che avrebbe avuto una vita di 20 anni – incalza Rosanna Crocini del comitato Acqua Bene Comune – ad oggi non c’è un piano per chiuderlo nonostante i tre Comuni del Cis avessero precedentemente deliberato di raggiungere l’obiettivo entro il 31 dicembre 2023. E’ chiaro che se anche una delle proposte andasse in porto l’inceneritore resta aperto per altri 20 anni e la nostra popolazione non può più sopportare i fumi. Quando vengo a sapere che la Provincia di Pistoia è l’unica dove non esiste il registro sulle morti di tumore, quando vengo a sapere che l’indagine epidemiologica del prof. Beppino Montaldi (Ordine dei Medici di Pistoia) sull’incidenza dei tumori nella Provincia è stata cancellata con la scusa che il professore incaricato dell’indagine è andato in pensione, quando vengo a sapere che tutti i dati raccolti non si sa dove sono finiti, allora mi chiedo: come non ci si può indignare?”. Secondo l’ambientalista vincitore del Goldman Environmental Prize Rossano Ercolini, l’impianto di Montale non può andare avanti così e solo in seguito si può lavorare a quelle che potranno essere le soluzioni per permettere la transizione verso modalità sostenibili di smaltimento rifiuti: “E’ molto semplice capire in quale direzione si deve andare. Serve che la politica si confronti con l’impatto sociale e ambientale che l’inceneritore ha causato nel tempo e riparare i danni che sono stati fatti con un percorso più consono. Ho incontrato più volte gli Assessori della Regione e più volte mi avevano garantito la chiusura, alcuni anche prima del 2023; adesso siamo andati troppo oltre e bisogna mettere un punto a questa storia, solo allora si può discutere del dopo. Tutto il resto è noia, continuare così è accanimento terapeutico”. Ad ogni modo la piazza per ora non è servita a nulla: la mozione (presentata ufficialmente come ‘Linee di indirizzo per la gestione dell’impianto di termovalorizzazione di via Tobagi’) è stata approvata dal Consiglio Comunale montalese, senza la presenza fisica dei membri dell’opposizione che hanno abbandonato l’aula per protesta. Stranamente però l’Amministrazione sembra possibilista sull’intraprendere una strada che possa portare alla chiusura totale o all’inclusione nel bando di nuove soluzioni per il ‘rilancio verde’ dell’impianto. Si tratta però di una serie di fatti che richiederebbero tempo per l’attuazione: ecco il perché di questo nuovo termine, la cui durata nella mozione non è specificata ma che il primo cittadino Betti afferma di voler stabilire in 3+1 anni al massimo: ”L’Amministrazione Comunale tutta appoggia questa risoluzione per vari motivi, tra cui la salvaguardia dei posti di lavoro e la possibile riapertura della manifestazione d’interesse con nuove proposte. Noi siamo stati da sempre per la riconversione e vogliamo toccare con mano quello che potrebbe essere un percorso partecipato e che potrebbe sfociare in un referendum. Mi presenterò all’incontro di domani con un mandato chiaro dato dalla maggioranza del Consiglio Comunale; starà all’Amministratore Unico decidere, fermo restando che la sua decisione dovrà essere accettata all’unanimità da noi sindaci”. Di diverso avviso è l’avversario politico di Betti, il candidato sindaco del centrodestra Lorenzo Bandinelli, il quale prevede che la proroga effettiva deliberata dopo l’incontro tra Franceschi e i tre ‘soci’ pubblici si possa trasformare in un investimento di lunghissima durata a causa dei tanti fondi accantonati a bilancio: “Sicuramente l’inceneritore continuerà la propria vita perché la maggioranza è disposta a votare l’atto di proroga, in questo modo verrà dato al sindaco Betti la possibilità di avere carta bianca su tutte quelle che saranno le clausole con cui l’impianto continuerà il suo lavoro. La nostra battaglia politica continua con il supporto dei cittadini, conosciamo il loro parere in merito e cercheremo di farlo valere il più possibile”. Bandinelli sposa l’idea di riconversione dell’impianto solo se sotto l’egida della transizione ecologica, tra le polemiche di una maggioranza non convinta: “Stiamo osservando il processo di formulazione della quarta proposta, la trovo estremamente interessante a differenza dei tre inaccettabili progetti usciti dal bando. La quarta proposta va nell’ottica rifiuti zero ed è ciò che riteniamo più corretto nell’interesse dei cittadini di Montale e della loro salute, per questo noi la appoggiamo”. La palla passerà quindi all’assemblea del Cis, dove Quarrata e Montale andranno dall’amministratore unico Franceschi con un’idea precisa, cioè chiedere altro tempo per riprogettare il futuro del termovalorizzatore; bisognerà capire se anche Agliana sarà d’accordo o proporrà altre soluzioni, come la presa in considerazione della quarta proposta o la chiusura alla scadenza del 30 giugno 2024. Il primo round di trattative avvenuto nella mattinata di mercoledì 20 non ha avuto alcun esito ma, se si troverà terreno comune tra i sindaci, la previsione è di vedere arrivare il verdetto in tempi anche molto brevi.

Gianmarco Cherubini
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